Cristiano Cerato

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Cristiano Cerato

Cristiano Cerato e` un fotografo italiano che si dedica prevalentemente al ritratto e cerimonia. Ha base operitiva in provincia di Cuneo e utilizza con soddisfazione i prodotti Breathing Color.

Per maggiori dettagli si puo` visitare il suo sito www.ccphoto.it

In questa intervista parliamo di fotografia in generale e del reportage da lui realizzato su “Franco Politica”, un personaggio interessante con una vita particolare.

 

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Come hai iniziato?

L’età anagrafica mi colloca tra coloro che hanno avuto a che fare con il mondo della pellicola da un discreto numero di anni, preferendo l’intransigente “verità” delle dia ai negativi. Qualche anno più tardi la camera oscura mi ha immerso nel mondo del bianco e nero finchè, dopo meditazioni lunghe e sofferte, sono passato al digitale. Ora che ho “metabolizzato” il digitale e ne apprezzo gli innumerevoli vantaggi, non rimpiango nulla dell’analogico. Per parecchio tempo ho usato ottiche tele per poter meglio isolare il soggetto concentrandomi su di esso e poi, da un pò di tempo a questa parte, ho sentito l’esigenza di raccontare i soggetti più da vicino, inseriti nel loro ambiente. Le mie ottiche preferite sono oggi i grandangoli con un feeling particolare per lo zoom 16-35 mm perennemente innestato sulla mia reflex.

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Come fotografo quali sono stati i tuoi riferimenti?

In un primo tempo Gianni Berengo Gardin e poi Ferdinando Scianna per la sua capacità di saper raccontare con grande personalità attraverso il reportage. Pepi Merisio è un’ altro mio apprezzato “narratore per immagini”.

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Perchè fotografi?

Alcuni anni fa, frequentando un corso non legato alla fotografia, l’insegnante scrisse sulla lavagna “If you love something, do it!”. Questa affermazione che non dice nulla di così stravolgente ha prodotto nella mia vita una serie di cambiamenti che hanno nel tempo influenzato il mio modo di fotografare chiarendo meglio cosa amavo ritrarre. Con maggiore consapevolezza mi sono concentrato sul racconto delle persone nel loro contesto ambientale e su come uno influenza l’altro. Infatti, quasi sempre nelle mie immagini, è presente l’elemento umano. Il feeling con le ottiche grandangolari concilia questa necessità di comprendere entrambi.

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Bianconero o colore?

Per anni ho fotografato prevalentemente in bianco e nero e mi tenevo distante dal colore. Colpa forse della camera oscura che consentiva un maggior controllo e risultati meglio personalizzati. Il digitale di questi ultimi anni mi ha un po’ cambiato gli orizzonti e la stampa ink jet ha fatto il resto estendendo i miei interessi anche alla fotografia a colori.

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Quali soggetti preferisci?

Se osservo i soggetti del mio portfolio trovo più persone che paesaggi o altro e quindi una certa predilezione al ritratto è innegabile, anche se fotografo prevalentemente per il piacere di farlo”. La fotografia di matrimonio che coniuga ritratto e reportage è uno dei miei generi preferiti e allo stesso modo, nei progetti personali, non mancano mai le persone.

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Cosa ti ha portato al progetto di “Franco Politica”?

Nella cittadina in cui vivo Franco Dalmasso è una sorta di icona che deve il soprannome di “Franco Politica” a quel suo attivismo speso durante i primi anni Settanta. Al di là della connotazione ideologica di matrice anarchica ciò che mi ha sempre incuriosito della sua persona è la determinazione e la coerenza a uno stile di vita “essenziale” in un silenzioso rispetto per tutto ciò che lo circonda. Questo progetto nasce dunque con l’intento di raccontare la quotidianità dell’ “anarchista dinamico”, che come mi spiega non si limita a seguire l’ideologia che ha un punto d’arrivo ma si impegna quotidianamente per il proprio miglioramento “spirituale”.

Ed è così che Franco mi ha concesso di entrare come osservatore privilegiato in quella dimensione atemporale dove uomo e ambiente si completano a vicenda dove ogni cosa è li.

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Quale importanza ha la stampa per te?

La stampa ha per me una importanza fondamentale da quando ho cominciato a scattare. Personalmente la ritengo un completamento al processo fotografico che inizia da un’idea. Anche in questo caso la fotografia analogica mi ha influenzato visto che prima il file non esisteva ed il negativo era troppo scomodo da visionare. Nonostante il lavoro dei laboratori consentisse risultati di buon livello, scelsi comunque di allestirmi una camera oscura per avere un controllo “personalizzato” sulla stampa finale. Dopo aver dismesso la camera oscura, alcuni anni fa, ho cominciato a stampare in proprio i miei lavori con una stampante a getto d’inchiostro.
Oggi per quanto se ne dica da parte dei nostalgici delle notti trascorse in camera oscura la stampa digitale ci offre una serie di vantaggi in termini di qualità, controllo e superiorità dei risultati che non lascia dubbi e poi, fino a quando le mostre fotografiche non si faranno su monitors, ogni fotografo sarà ancora valutato attraverso una stampa.

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Parlaci dei prodotti Breathing Color

Nella gamma di carte Breathing Color apprezzo molto e uso la Pura Smooth che offre dettagli e un punto di bianco eccezionali e la totale assenza di sbiancanti ottici la trovo ideale per le mostre. Per i lavori di ritrattistica e cerimonia la scelta è caduta sulla versatile Vibrance Luster che ha un ottimo contrasto e per la prima volta in assoluto ho cominciato ad utilizzare una carta lucida come la Vibrance Glossy che è assolutamente priva di effetto “bronzing”. Per il bianco e nero utilizzo Vibrance Baryta.

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